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* VISITE *
* HaNNo ApeRtO Le LoRo Ali, HaNNo CuRiOSatO tRa I mIeI PenSiErI, HaNNo LeTTo tRa Le RigHe o SeMpLiCeMeNte nOn aVeVaNo
Un CaZZo d'AlTrO Da FaRe
* LOVE *
* MOVIE *
* SOUND *
* INCHIOSTRO *
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°OROSCOPO°
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* CREDITI *
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TEAR ha SVARIONATO domenica, 05 ottobre 2008,
alle 08:36
in: pensieri, attimi, delusioni, domenica, io , svario
* UFF... *
TEAR ha SVARIONATO venerdì, 03 ottobre 2008,
alle 21:52
in: pensieri, sensazioni, attimi, scazzo, scoglionamento, io , discorsi persi, arrapamento
* BACIO *
TEAR ha SVARIONATO domenica, 28 settembre 2008,
alle 23:02
in: pensieri, amore, lyrics, attimi
* OGGI NO *
TEAR ha SVARIONATO domenica, 21 settembre 2008,
alle 12:25
(...)
panorama a tre-e-sessanta, diavolo e acqua santa
mentre sta terra va a puttane, chico
per sempre todo o nada, chico
vada come vada, chico
quel che non sai tu lo sa la strada, chico.
Se lo dico è perchè un tot sono le volte che ho lasciato il foglio in bianco,
e per orgoglio non ho pianto
Lacrime e ghiaccio, qua è così che va.
C'è qualcosa che spinge la sfida fino al di là..
Certi match tra me e me sono harakiri
finchè respiri chiedono sangue più dei vampiri
sangue nel sangue
(...)
c'è da pensare a un disegno preciso nascosto
mi sono spesso chiesto se era già tutto stato previsto
predisposto al tradimento come Giuda,
ora in strada inquisizione in stile Torquemada
lascia che accada c'è ancora un giorno da aspettare
perchè oggi è andata solo perchè doveva andare
resta solo un giorno per trovare il modo
(...)
in: lyrics, attimi, scoglionamento, svario, discorsi persi
TEAR ha SVARIONATO mercoledì, 17 settembre 2008,
alle 22:06
in: parenti, addio, attimi, discorsi persi
* FIREWIRE *
TEAR ha SVARIONATO domenica, 14 settembre 2008,
alle 16:05
ok, mister chattyboy per voi ho polvere di stelle
però a noi lasciaci fuori dalle vostre tarantelle
che ormai lo sento a pelle
volete la ricetta? chiudi la tua adsl
ma affanculo più in fretta
la rete è infetta, manie da webmaster
filosofia sospetta, nostalgia da ghettoblaster
sono figli di napster con le skins virtuali
sono come da blockbuster stessi film sempre uguali
sono quelli coi cd multimediali più potenti
ma sono effetti speciali in mano a banali utenti
è un suono che non senti se non rimani sotto
però se ti accontenti ti addormenti in salotto
e mò sarà che inghiotto troppa merda già da tempo
ma so che questa fotta paga di ogni sbattimento
perciò continua a scaricare
assieme a cdf è solo amore se amore sai dare
questa è per la gente qua davanti lo sapete
se è il rap che chiedete avrete quello che volete
questa è per la gente sulla rete
fatevi sentire quanti siete
* don KAOS *
in: lyrics, attimi, svario, discorsi persi, fatti musicosi, io polemica
* MATTINO *
TEAR ha SVARIONATO mercoledì, 27 agosto 2008,
alle 07:20
...se il proverbio dice giusto, IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO.
Minchia.
Siamo apposto, allora.
Ieri sera chiacchierata semi-seria con VanaDio....
L'unica cosa sensata che è riuscito a dire, formulando una frase tutta da solo senza l'ausilio della consorte è stata:
"eh, si, sono stato un po' vigliacco con te".
Un po' vigliacco?
No, dico...un po' vigliacco?
Io direi anche un po' stronzo.
Ma tant'è.
Quante cose da dire ci sarebbero... ma a che pro?
Peccato però.
E smettila di dire che io "ero molto innamorata".
Perchè dal "ci tengo parecchio" al "molto innamorata" ce ne passa.
Ma i deliri di onnipotenza fanno questo e altro.
Ah, un'altra cosa: io non sono incazzata.
Nemmeno un po'.
Sono solo delusa.
Parecchio delusa.
Molto delusa.
Delusissima.
Eh vabbe.
Sopravviverò anche questa volta.
Dopotutto...ho passato di peggio, no?
...e se ti lascia lo sai che si fa? trovi un altro più bello che pensieri non ha...
Per fortuna che esiste l'Avvocato.
Oh, si.
E guarda caso... c'era prima, c'è stato durante e c'è ancora.
Un motivo ci sarà, no?
Giornata buona a tutti.
in: pensieri, amore, uomini, attimi, io , discorsi persi, io polemica
TEAR ha SVARIONATO giovedì, 14 agosto 2008,
alle 09:25

in: amore, vacanze, amicizia, attimi, relax, catania, sud , io , svario, discorsi persi
* MUTAZIONE *
TEAR ha SVARIONATO lunedì, 14 luglio 2008,
alle 23:31
SCRITTO QUESTA MATTINA:
Dicono che la notte porta consiglio.
Che sia vero o no, sinceramente, non l’ho mai capito, soprattutto perché non ho mai capito cosa volesse dire letteralmente.
Segui il consiglio di quello che sogni?
Meglio di no, visto i deliri miei abituali notturni.
Ti riposi e al risveglio avrai l’illuminazione?
Forse. Fatto sta che so solo che se vado a letto con un problema-pensiero-scazzo, al risveglio lo ritrovo lì esattamente dove e com’era quando mi sono addormentata.
Ma, in ogni caso, stamattina mi sono svegliata strabene.
Che sia stata la pizza favolosa di ieri sera, le chiacchiere con il mio coinquilino cenando, Mediterraneo visto in dvd per la nonsoquantesima volta, il weekend di relax, la pioggia di ieri che ha rinfrescato l’afa soffocante… non so, fatto sta che stamattina alle 5.30 ero sveglia. E sorridente.
Mi sono alzata felice e lo sono ancora adesso, cosa alquanto insolita. Devo preoccuparmi? Cmq sia… non so quante ore sono riuscita a dormire, nemmeno troppe, ma di sicuro qualcuna di più del mio solito, e oggi è come se mi sentissi una persona nuova.
C’è stata una sorta di mutamento, durante questa notte, qualcosa dentro di me si è smosso di brutto e ha fatto sì che stamattina mi svegliassi come se uscissi dal letargo. Siamo a luglio, cristo, sarebbe anche ora. E così mi sono messa in balcone a fumare una sigaretta appena sveglia nel silenzio più assoluto con il fresco piacevolissimo, la mente vagava per i fatti suoi su mille cosepersonevoltisituazioni e aspiravo dalla sigaretta gustandomela di brutto come non succedeva da non so quanto tempo.
Poi ho raccolto i panni, ho steso la lavatrice, mi sono preparata la colazione (lusso che non mi concedo mai causa mancanza di tempo ed esubero di pigrizia), caffè bollente, latte freddo, fette biscottate ai cereali, marmellata di more senza zucchero. Sempre sorridendo. Sempre con i pensieri che vagavano veloci. Un’altra sigaretta post caffè, gustata fino al filtro come se non avessi mai goduto così tanto del sapore della nicotina e poi mi sono presa cura di me. Smalto, unghie, mani, piedi, sopracciglia, peli vari. Maschera purificante, latte, tonico, ceretta. Doccia epocale rivitalizzante, massaggio completo di ogni centimetro del mio corpo, e ancora shampoo purificante, maschera all’ananas rinforzante, balsamo lisciante. Latte detergente da corpo, crema per le mani, crema al cetriolo per il viso.
Mi sentivo rinata. Sempre con i pensieri che vagavano da ogni parte, toccando qualsiasi argomento, saltando di volto in volto nella mia testa.. E continuavo a sorridere.
Una strana sensazione di euforia che ha preso il posto della strana sensazione di ansia che mi ha accompagnato nelle ultime settimane.
Mi sono goduta il fresco della finestra spalancata girando nuda per casa pensando a cosa mettermi, mi sono vestita, ho messo l’ipod nelle orecchie, occhiali da sole e sono uscita.
Gli occhi stanno sempre un po’ così, devo continuare a mettere colliri vari per tutto il mese, ma sticazzi, va molto meglio e questo è l’importante.
Ho camminato fino alla fermata principale senza aspettare a quella sotto casa per il puro gusto di camminare, capelli bagnati al vento, cielo semi-coperto, niente afa, mp3 a rotazione, sorriso da ebete stampato in fronte. Niente bracciali, collanine, orecchini, anelli. Maglietta nuova viola e rosa che mette in evidenza le gioie della mia scollatura, mi sentivo quasi figa. Cosa che non succede mai, per un motivo fondamentale: non lo sono e quindi non posso permettermi di sentirmici. Ma stranamente oggi mi piaccio tantissimo, se non fossi io mi scoperei volentieri.
Oltretutto arrivo alla fermata giusto in tempo per l’ultima boccata alla sigaretta, salgo sull’autobus e trovo posto a sedere (di solito è già tanto se trovi posto a salire a quell’ora), sorrido guardando fuori dal finestrino cantando in playback alla faccia di chi pensa stia parlando da sola muovendo solo le labbra, scendo al capolinea e l’autobus che devo prendere sta arrivando proprio in quel momento. Nel frattempo le nuvole sono sparite tutte per lasciare spazio ad un cielo terso e blu, ad un sole me.ra.vi.glio.so. accompagnato da un venticello niente male.
Stavo aspettando che si svuotasse l’autobus per salire che mi perdo con lo sguardo su un culetto di marmo che stava in cima a uno stacco di gamba che iniziava con una caviglia minuscola su cui erano legati i lacci alla schiava di un paio di sandali stu.pen.di.. Peccato per la gamba troppo secca. Ma il culo meritava eccome. E mentre sorrido a quel culo che si allontana sento uno sguardo su di me di un ragazzo che ha visto la scena del mio seguire quei sandali, e sembrava un circo: lui guardava le mie tette, io guardavo il culo della tipa. Occhinegliocchi per una frazione di secondo, lui scendeva, io salivo. Sorride lui. Sorrido io. Della tipa mi sono già dimenticata mentre mi metto a sedere.
Per accompagnarmi durante il tragitto fino al lavoro, il mio ipod in random ha deciso da sé una sequenza niente male… nessun avanti veloce, nessun pezzo saltato perché non mi andava di sentirlo…era tutto perfetto, manco fosse stato calcolato.Inizio a credere che Kerrigan (questo è il nome del mio ipod) viva di vita propria e stia diventando un’entità senziente.
E così, nell’ordine, è passato:
- La Pina - Una Storia Che Non C’Era (rmx Giuliano “The King” Palma)
- Dj Gruff - Versi Di Passione
- Kaos – La Via Del Vuoto
- Giannina - Profumo
- The Chemical Brothers – Hey Boy Hey Girl
- La Famiglia - Odissea
- Ligabue – Quella Che Non Sei
- Meat Loaf - I Would Do Anything For Love
- La Pina - Le Mie Amiche
- 2Pac - Dear Mama
- Planet Funk – Who Said
- Arrespiru - Randagiu Sardo
- Giannina - Suicidio d’Amore
- Kaos – DCDV
E con l’assolo di California di Giannina sono arrivata in ufficio.
E continuo a sorridere, tra una goccia di collirio ed un’altra, tra un pensiero erotico rivolto a qualcuno in particolare e una telefonata di lavoro, tra un caffè con il collega e mille cose da fare.
Oggi è decisamente una bella giornata.
Speriamo che questa euforia duri abbastanza.
Buona giornata a tutti.
in: attimi, io , svario, discorsi persi
* QUESITO *
TEAR ha SVARIONATO venerdì, 11 luglio 2008,
alle 22:15
in: amore, attimi, delusioni, io , discorsi persi
* LUNEDI' *
TEAR ha SVARIONATO lunedì, 30 giugno 2008,
alle 07:15
in: milano, weekend, attimi, io , discorsi persi
* COMPETIZIONE *
TEAR ha SVARIONATO lunedì, 16 giugno 2008,
alle 22:54
Qualche giorno fa, per la prima volta in tutta la mia vita, ho seriamente preso in considerazione il pensiero che forse un giorno mi verrà voglia di avere un figlio.
Assurdo, per come sono fatta io, assolutamente inconcepibile un pensiero del genere.
E invece l’ho fatto, ho assaporato l’idea che magari potrebbe venirmi voglia di avere una famiglia.
E’ stato solo un pensiero, certo, ma per un attimo ho accarezzato quell’idea come non proprio del tutto così folle come ho sempre creduto (e come continuo a credere).
E così giù a sparare cazzate e a immaginarmi William come un terremoto in casa, in braccio al suo papà…e immagini che correvano veloci nella mia mente, la mia fantasia galoppava e ridevo come una pazza, ed ero stranamente leggera.
E’ durato un attimo, ma è stata veramente una strana emozione. Fortissima.
Ma non abbastanza forte da scacciare via il passato, le paure, le insicurezze, i deliri.
E cmq... Non si può competere con un fantasma, si perde in partenza.
Sarebbe assai più facile competere con una persona in carne ed ossa.
E invece così non c’è via d’uscita.
E ripenso al bimbo William a mente lucida e capisco che non è ora.
Che non fa per me.
Chiudo le fantasie in un cassetto e getto la chiave.
Shift+Canc
Che non sia mai che si riapra, anche solo per sbaglio.
in: amore, attimi, io , svario, discorsi persi
* DOMANI *
TEAR ha SVARIONATO mercoledì, 11 giugno 2008,
alle 07:34
in: amore, lyrics, amicizia, attimi, svario, discorsi persi
* VIVA GLI SPOSI *
TEAR ha SVARIONATO giovedì, 01 maggio 2008,
alle 16:32
RESOCONTO DEL WEEKEND
Dal Mio Diario Cartaceo:
Roma Termini
Binario 20
1^ panchina a destra
Time
Oggi è il compleanno dell’Avvocato.
Tanti Auguri, Tesoro.
Il treno è fra 3 ore e mezza. Il primo disponibile.
Cheppalle.
Sto seduta sulla panchina del binario a scrivere.
Arrivo in stazione alle 9, con la metro.
Cerco un treno, il primo è alle 9.40.
Disponibilità dei posti esaurita. Cazzo.
Quello successivo è alle 11.45.
Disponibilità dei posti esaurita. Cazzo cazzo.
E intanto Gianna mi urla nelle orecchie
“siamo noi la california, siamo noi la libertà, quanto fiato nella gola, sangue fragole e realtà”.
Treno successivo ore 13.46.
Ultimi 3 posti disponibili. Vuoi comprare il biglietto? Si.
9,80 Euro di resto in monete da 50 centesimi.
Cazzo cazzo cazzo.
Penso a quale bar andare, qua si sprecano.
Decido per l’Autogrill che mi dà sempre la sensazione di essere in autostrada e ordino un caffè perdendomi a guardare il culo della ragazza al bancone.
“fammi l’amore, forte sempre più forte come fosse l’america”
Entro in libreria.
Tante copertine attirano la mia attenzione, leggo svogliata qualche 4^ di copertina e riposizioni i libri esattamente dove li ho presi. Evito accuratamente di scendere al piano inferiore per non rischiare di lasciarmi andare alla tentazione di comprare l’ennesima valigiata di libri sulle energie dei pianeti, dell’astrologia karmika e arcani maggiori. Faccio girare su se stessi gli alti espositori dei biglietti di auguri, ce ne sono di bellissimi ma decisamente fuori luogo per ciò che serve a me. Ne prendo uno per il matrimonio di Marco e uno molto bello con un calice di vino rosso per il compleanno dell’Avvocato. I regali sono qui con me.
Esco dalla libreria con una voglia enorme di scrivere.
Cammino a testa alta in mezzo alla gente nascosta dietro gli occhiali scuri, trolley rosa e borsa nera mentre Ragazzo dell’Europa mi esplode nelle orecchie.
“tu che prendi a calci la notte, bevi fiumi di vodka e poi ti infili i miei jeans, tu cominci sempre qualcosa poi mi lasci sospesa e non parli di te”
Compro una bottiglia d’acqua e cerco un negozio che abbia un quaderno, o un block notes, o qualcosa su cui scrivere. Alla peggio scendo al supermercato sotto e compro un rotolo di carta igienica.
L’agenda l’ho lasciata volutamente a casa ma voglio scrivere.
Devo scrivere.
Scendo le scale mobili, cammino in mezzo a folle di turisti che solo Termini può gestire e vado a colpo sicuro verso un tabaccaio che vende qualsiasi tipo di minchiata per turisti. L’unico che può avere un quaderno o un block notes. Li ha entrambi. Scelgo questo con la copertina arancione, la spirale di lato e i fogli con i buchi che si possono staccare. E già che sono lì metto in conto anche una penna rosa con l’inchiostro a gel. Peccato che non ci sia viola. Pago e prima di uscire resto appesa al sorriso della commessa che mi smuove qualcosa dentro lo stomaco.
Varco la porta per uscire e già mi sono dimenticata dei suoi occhi ma ho il mio tesoro a righe tra le mani. Odio scrivere sui quadretti. E mentre mi avvio verso il tabellone degli orari Ragazzo dell’Europa ancora scoppia a rotazione nelle mie orecchie
“tu che fai l’amore selvaggio, trovi sempre un passaggio per andare più in là, viaggi con quell’aria precaria sembri quasi un poeta dentro ai tuoi boulevard”
Mi passa accanto una ragazza con il trolley come il mio.
Cazzo. Non mi piace ‘sta cosa.
Odio vedere qualcuno che ha qualcosa che ho pure io.
Scarpe, valigie, maglie.
No. Voglio l’esclusiva su quello che ho.
La solita pretenziosa del cazzo.
Mi avvio al binario mentre tolgo il repeat all’IPod e lascio che GiannaBest si rincorra in modalità casuale. Alzo gli occhi su uno dei milioni di schermi LG che popolano Termini mentre passa la pubblicità di Sky.
Sorrido. Mi siedo e scrivo. L’aria mi punge la gola scoperta mentre le note di un piano entrano nella mia testa
“non è così che passa in fretta, questa dolce malattia, mi butterei da quella stella, spenta di malinconia. In questa urgenza di vivere, e furia di sentire, so di esistere. Notti senza cuore, da non aver pietà, a parlare agli angeli qualcuno sentirà, notti senza nome da far tremare il cielo, dove c’è una via d’uscita che trascina via da qui”.
Arriva un treno sul binario completamente dipinto.
Strano. Ultimamente se ne vedono pochi, rispetto a quando dipingevo io.
Quelli sì che erano bei tempi… sposto il pensiero da un’altra parte, a forza, che se mi perdo nei pensieri del passato poi divento malinconica, troppo, e non mi va.
Non adesso.
Oggi sto discretamente bene, quindi voglio tenere la testa leggera e serena. Prendo un caffè dalla macchinetta self-service con il solo scopo di godermi meglio la sigaretta che lo seguirà. Aspiro in silenzio guardandomi attorno.Amo le stazioni, da sempre, sono un grande amore fin da piccola.
Questo senso di leggera gioia che mi pervade quando sto seduta lungo un binario è qualcosa di indescrivibile. A rompere la mia atmosfera di gioia è una signora con due bambini e due cani.
Minchia, sembra un circo.
Già i bambini io li odio, accompagnati da due cani così brutti che è difficile da trovare è ancora peggio. Le vocine stridule dei mostriciattoli mi obbligano ad alzare ancora il volume dell’IPod per non sentirli e mi metto a scrivere il biglietto per Marco e Elisa. Quando la mamma non guarda nella mia direzione getto occhiate di odio ai mostriciattoli mentre la mia Giannina urla nelle cuffie e mi fa venire un brivido che parte dalle orecchie e finisce dritto nello stomaco.
"aria ritornerò nell’aria che mi porta via dalla vita mia, aria mi lascerà nell’aria…abbracciami nell’aria”
Sullo schermo passa ancora la pubblicità di Sky.
E sorrido nuovamente.
Manca ancora un’ora e mezza al treno. 90 minuti. Una partita di calcio. Quante cose potrebbero succedere in un’ora e mezza. Di sicuro, però, non a me che non ho intenzione, voglia né motivo di schiodare il culo da questa panchina. Speriamo solo che all’ultimo minuto non decidano di cambiare il binario. Sai che rodimento?
Mi aspettano 6 ore di treno.
Prima tappa: casa di mamma. Ma solo per una notte, domani altra tappa, matrimonio di Marco e la sera terza tappa: Milano. Domenica probabilmente quarta tappa: Bergamo. Poi nuovamente Milano e infine Roma. Se riesco a rientrare viva domenica sera sarà un mezzo miracolo.
Minchia, sembra una caccia al tesoro.
Approfitto dell’essere “al nord” per andare da VanaDio che non vedo dal mio compleanno e ho proprio voglia di farmi 2 risate con lui e – soprattutto – una bella bevuta insieme.
In mancanza di un weekend come-dico-io con chi-dico-io a base di sesso, droga e alcool, mi stordirò i sensi insieme al buon vecchio Dio.
Ieri sera c’era un messaggio su msn: perché non vieni a trovarmi domenica?
Uao.
L’ho riletto più di una volta per non pensare di essermi sbagliata.
Fosse per me andrei già domani sera ma credo che passerà la notte a festeggiare, quindi meglio vederci domenica. Così gli darò anche il regalo. Accompagnato dal biglietto con l’immagine del calice di vino rosso.
“voglio il tuo profumo, voglio il tuo profumo, dammi tutto il tuo sapore, no ti prego, no, non ti asciugare se nella notte hai ancora un brivido animale…sai di vento, sai di te…”
Alzo gli occhi. Ancora il monitor. Ancora Sky. Ancora un sorriso.
Il sole sembra essersi fatto più caldo, più bello e più luminoso.
O forse è solo una mia impressione?
Ancora un’ora. Accendo un’altra sigaretta. L’ennesima ormai.
Ripongo tutto nella borsa, appoggio la schiena al muro e mi godo questo sole meraviglioso che invade
Si, oggi è decisamente una bella giornata.
Il treno è deserto, arriva con mezz’ora di anticipo ma salgo subito, ho il culo quadrato a forza di stare seduta sulla panchina di marmo.
Carrozza 9. Posto 53.
Scompartimento vuoto. Che gioia.
Ciao mamma, parto tra mezz’ora, arrivo alle ottoeunquarto.
Sale un ragazzo, non avrà più di 25 anni ma ha un sorriso che stende. Peccato per la parlata romanaccia. E’ della lazio. Bleah. Però è simpatico. Si chiacchiera ininterrottamente fino a Genova.
Lui è arrivato a destinazione, io ho ancora un treno da prendere.
E’ solo il secondo di una lunga serie che mi aspetta.
Cerca i suoi amici, mi tira per un braccio e me li presenta.
Uno. Due. Tre.
Non mi ricordo né nomi né facce.
Baci e abbracci sul binario di Piazza Principe.
Scendo le scale. Ancora scale. Ancora binari.
Arriva il treno. Regionale. Verso mamma.
Mammina mia aspettami, sto arrivando.
Bellissima come sempre, con il piumino bianco che mi aspetta al binario.
Mica come mio padre che quando vado a trovarlo mi aspetta fuori dalla stazione.
E’ bello che ci sia qualcuno ad aspettarti quando scendi dal treno.
Abbraccio. Forte. Caldo. Come solo mamma sa fare.
Odio questo posto, lo sai vero, mamma?
Se non fosse per te non ci metterei più piede.
Andiamo a casa, non mi va di fare un passo in più su queste strade.
Ogni volta che torno qua sento dentro tutta la voglia che mi ha spinto ad andarmene. Una forza incontrollabile che mi dice tutt’oggi: scappa.
Chiudo gli occhi e respiro l’aria umida di questa sera piemontese.
Il profumo mi invade appena aperta la porta.
Com’è che l’odore di mamma è unico al mondo?
Il mio disegno grande quanto la parete dell’ingresso è ancora lì appeso, porta una data: 1996.
Mi fermo a leggere il “dedicated to” che scrissi tanti anni fa.
Nomi che avevo dimenticato, persone che chissà che fine hanno fatto.
I colori però resistono. Luminosi e brillanti. E così pure la tag. Che stile!
Ceniamo e finalmente il compagno di mamma si leva dai coglioni.
All’inizio mi era simpatico. Oggi mi sta decisamente sulle palle. Ma se piace a mamma, allora va bene, posso anche sopportarlo. Faccio come se non ci fosse. Finalmente sole. Io e te. Devo fare ancora tante cose, mi sa che stanotte non si dorme. Scrivo il biglietto per l’Avvocato mentre mamma prepara il caffè “ne avremo bisogno”, dice “qua si fa lunga” e sorride come solo lei sa fare.
Mi manchi, mamma, lo sai?
Assaporo ogni minuto insieme e ne faccio tesoro per quando mi sento sola e tu sei lontana.
Faccio le prove con il vestito per domani, mamma insiste a voler stirare tutto ancora una volta e la lascio fare.
Piccolezze quotidiane che non vivo da troppo tempo.
Si fanno le 3. Sto crollando dal sonno. Buonanotte.
La sveglia è alle 5.30.
Che sonno.
Voliamo in stazione.
Saluto mamma al binario. Baci e abbracci.
Lo so, siamo state insieme colo poche ore ma ogni volta che ti vedo è una gioia.
Non vorrei già dover ripartire. Ti amo, mamma, lo sai, si?
Regionale per xxxxx xxxxx.
Sono secoli che non faccio questa tratta.
10 anni per la precisione. Da quando sono andata via.
Partenza.
Prima fermata: xxxxxx.
Dietro casa mia. Quella che è stata la mia casa per 20 anni.
Quella dove sono cresciuta. Quella da dove sono scappata.
Guardo fuori dal finestrino.
Quanti ricordi.
La strada che costeggia i binari.
Piacevole scoperta vedere che esiste ancora.
Sorrido, anche senza pubblicità di Sky.
Rallenta per la fermata.
La casa che è sempre stata in costruzione è finita.
E’ rosa. E’ brutta.
Era più bella durante gli anni dei lavori in corso che non finivano mai.
Era bello entrarci di nascosto con Eleonora a caccia di fantasmi.
Il campo da calcetto è ancora lì. L’erba che ricordavo folta e verde è sparita lasciando posto alla terra nuda. Le porte sono senza rete e il bianco laccato è ormai arrugginito.
Un solo binario. Da sempre. Classico dei paesini.
E i miei sogni di bambina seduta su quel marciapiede agognando la libertà che volevo avere a tutti i costi e sognavo con tutta l’anima.
Posso ancora vederla lì seduta per terra quella ragazzina con gli occhi grandi e scuri e i capelli lunghi colorati che sogna di salire sul treno per la libertà.
Il treno per la vita.
Questa mia terra è piena di ricordi, radicati in me, che mi fanno piangere.
Ingoio lacrime che sanno di malinconia “e sotto le ciglia piove già”
Ma oggi è un giorno di festa, niente pensieri tristi, niente malinconia. Tra 4 ore Marco e Elisa si sposano. Bisogna essere allegri.
Il treno ferma in stazione. Una stazione fantasma visto che sono almeno 25 anni che non c’è più nemmeno la biglietteria.
L’occhio vola veloce alla pensilina accanto.
Lo cerco. So che è lì. Deve esserci. E’ lì dal 1992.
Una pugnalata al cuore. Lo hanno cancellato.
Guardo meglio i particolari, oltre al pezzo rosso e nero che troneggia su quel muro. Pezzo nuovo, non avrà più di un anno. Sicuro. Ma sotto la vernice giallina delle FS ancora si vedono i tratti neri della mia tag e l’outline ancora si intravede.
Il mio primo pezzo.
Da lì è iniziato tutto.
E oggi è ancora lì, anche se hanno provato a cancellarlo, a coprirlo…
Seconda fermata, ne mancano ancora due.
Terza fermata, ne manca ancora una.
Quarta fermata: xxxxx xxxxx.
Scendo. Stesso cielo coperto, stessa sensazione allo stomaco. Che mi succede? Non è nostalgia. E’ voglia di vivere. Ma lontano da qui. Lontano, via, il più veloce possibile. Compro le pile per la digitale, sento la mia voce come se fossi fuori da me stessa e colgo la cadenza romana. Tutti dentro il bar si voltano a guardarmi. Manco fossi un alieno. Operai che stanno andando al lavoro, macchinisti delle FS, anziani a spasso. Non c’è una donna che sia una. Arrossisco dentro che per fortuna fuori non si vede e sorrido al barista. Mi offre un caffè. Accetto, ovvio. Gli sorrido ancora. Per educazione. Lui sorride alla mia scollatura. Lo fulmino con lo sguardo. Bevo d’un sorso il caffè, ringrazio e esco.
Via. Da. Qui. Subito.
Sta arrivando il treno.
Giusto due tiri alla sigaretta e di nuovo in carrozza.
Ho dormito meno di tre ore stanotte e ho un discreto sonno e delle discrete occhiaie.
Domani vedrò l’Avvocato. Finalmente.
Sorrido con un brivido alla schiena. “meravigliosa creatura, un bacio lento, meravigliosa paura di averti accanto…occhi di sole mi bruciano in mezzo al cuore, amo la vita, meravigliosa”
Il treno prende velocità, scenari sempre uguali, uno dopo l’altro. Passo sopra casa della nonna. Ehi, nonna, ciao! Sono qui. Istintivamente metto una mano sul vetro a palmo aperto. Cinque dita. Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque.
Quando avevo tre anni andavo in giro per casa ripetendolo come un mantra.
Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Lo ripetevo a oltranza.
E a quattro ho iniziato a leggere e a scrivere.
A quattro e mezzo facevo entrambe le cose correntemente.
E facevo la radio. Oh, si. Il sogno di una vita fare la speaker in radio.
Ma questa è un’altra storia.
Chiudo il quaderno e alzo il volume dell’IPod.
“Lascia che sia la sera, a spargersi nei viali, mentre mi volto indietro e svuoto una valigia…”
E’ ora di scendere.
Il treno fischia quando ferma nella stazione di xxxxxxxxxxx.
Cerco l’altro treno che devo prendere. Parte tra tre minuti.
Salgo al volo andando a culo. Non ci sono indicazioni al binario e spero sia il treno giusto. “Scusa…è il treno per xxxxxxx?” Chiedo al ragazzo seduto due sedili avanti a me, l’unico in tutta la carrozza. Conferma. Scoprirò tra poco che abbiamo la stessa destinazione. Scende lui, scendo io.
Chiamo Antonio che non ho mai visto ma che sarà il mio punto di riferimento per tutta la giornata.
Fra 90 invitati alle nozze.
Sconosciuti.
Ne conoscessi uno.
Lo riconosco subito, è identico a Marco.
Presentazioni e riecco il tipo del treno. Me lo presenta Antonio.
Ma chi è? Io lo conosco. Ne sono sicura.
Ma non riesco a collocarlo in nessuno spazio-tempo.
Non so in quale delle tante vita l’ho conosciuto.
Prossima destinazione: casa di Marco.
In macchina con Antonio ci accompagna Kaos che esce dalle casse insieme a mille discorsi, parole e risate. Mi sembra di conoscerlo da sempre, a volte rischio di confondermi credendo che ci sia Marco seduto accanto a me. Si parla di musica come non capita da secoli, con qualcuno che ha la conoscenza. Che manca a troppa gente. Gli parlo del progetto Randagiu Sardo, ascoltiamo Quilo dall’IPod e ci perdiamo in discorsi musicasi. Che piacere.
Arriviamo. Scendiamo.Un abbraccio fortissimo con Marco.
Da quanto tempo non ci vediamo?
Rimaniamo soli, mi fa vedere lo studio, mi racconta dei progetti musicosi, parliamo del passato, di persone che non ci sono più e costruiamo un lenzuolo di speranze e sogni per il futuro. Il suo inizia oggi.
Sono felice. Per lui. Per lei.
Per me che assaporerò un sorso di felicità anche se attraverso la vita di qualcun altro. Con loro. Non sarei mai potuta mancare.
Gli do’ il mio regalo e gli consiglio di portarlo con loro questa notte…
Si fa tardi, è ora di prepararsi. Completo gessato, camicia bianca, adidas nere.
Come Antonio.
Come lo sposo.
Fantastico.
Mi trucco nel suo bagno, sono già a casa mia. Stiro i capelli mentre sua mamma mi sistema il colletto della camicia come solo le mani di una mamma sanno fare.
Mi sorride.
Le sorrido.
Penso a Sky.
Sorrido ancora.
Il fotografo è in ritardo.
Marco si agita.
Noi lo pigliamo per il culo. Gatto compreso.
Faccio foto stupide con Antonio e si parte.
Davanti alla chiesa mi defilo, non conosco nessuno e nessuno si accorge di me che dietro agli occhiali scuri mi perdo a contemplare la bellezza che può avere un paese così piccolo. Quando scappi da una realtà come questa e cerchi riparo per la tua anima e lo trovi tra la folla di Roma, resti poi senza fiato quando ti ci ritrovi dentro e ti fermi a guardarti intorno.
Una bellezza.
Ho un nodo allo stomaco. Ma perchè?
Cristo, possibile che mi senta sempre a disagio dovunque vado?
Il mio solito senso di inadeguatezza.
Mi odio da sola. E’ sempre la stessa storia.
Sono senza speranza.
Il nodo si allenta un pochino quando marco mi presenta Tiziana. Una quarantenne che ne dimostra 25, con alle spalle un passato che pare aver vissuto 12 vite, la passione per Marilyn Manson e Hello Kitty.
Che personaggio.
Una salvezza per me. Che piacere la sua compagnia.
Arriva la sposa.
Sei bellissima, Elisa. Da quale favola sei uscita?
Corri, tesoro, corri verso quell’altare, il tuo principe ti aspetta.
Sta a tremila e ti ama più della sua vita.
Oggi è in scena una favola e tu sei la protagonista, non c’è nessun rospo da baciare perché il tuo principe azzurro lo hai già trovato.
Ai rospi da baciare ci penserò io. Tu non pensare a niente.
Oggi inizia tutto e tu sei bellissima, da togliere il fiato.
Scatto foto e cerco di non pensare a niente.
Ultima fila con Tiziana. Sfrontate come nessuno chiacchieriamo ininterrottamente per tutta la messa, ci azzittiamo solo allo s