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una volta all'anno

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* HaNNo ApeRtO Le LoRo Ali, HaNNo CuRiOSatO tRa I mIeI PenSiErI, HaNNo LeTTo tRa Le RigHe o SeMpLiCeMeNte nOn aVeVaNo Un CaZZo d'AlTrO Da FaRe

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ViSiTaToRi FoLLi ChE SaRaNNo I bEnVenUtI Se DeCiDeRaNNo Di tORnAre... InVeCe PeR cOLoRo cHe NoN PaSSeRaNNo Più, BeH, è StAtO Un Piacere...OnE LoVe *

* LOVE *

La mia liberta' sopra ogni cosa, l'hip hop in ogni sua forma, la mia indipendenza, i miei nipotini Fatou e Ndongo, il mio lavoro, tirare mattina con le persone che amo, il sesso, la birra chiara, i tatuaggi che disegno io per me e per gli altri, il cuba libre fatto come si deve, la pizza margherita con le olive verdi, il gelato alla frutta, le fragole, i cani, il caffè, la Sardegna e la lingua sarda, i colori (soprattutto il viola in tutte le sue tonalità), l'odore dell'asfalto bagnato e dell'erba appena tagliata, la carne al sangue, camminare scalza, gli scratch, guardare i breaker che girano sulla testa, il mare anche in inverno, il sole, la cocacola, il caldo, passeggiare senza fine soprattutto sotto la pioggia, cantare a voce alta, girare a vuoto senza meta, la sigaretta dopo il caffè, i supermercati, fare la spesa, il the a tutte le ore, le pesche sciroppate, i bagnoschiuma della compagnia delle indie e tesori d'oriente, l'odore del sesso, la capiroska alla fragola con tanto lime, la panna spray, lo yogurt muller, il latte freddo, la macedonia, gli autogrill, le unghie lunghe, gli spaghetti con il pomodoro crudo, il profumo di vaniglia, l'odore della vernice, il tatto sulle cose satinate, l'odore della carta patinata, l'incenso alla cannabis e all'oppio, guardare le foto, scrivere lettere, le penne con la punta grossa, le matite morbide, le gomme bianche, la carta da regalo, scrivere sui fogli rigorosamente a righe, stare seduta su un marciapiede e guardare il mondo che corre, guardare i treni, cucinare per il mio uomo e per gli amici, i girasoli, le maglie che lasciano la schiena nuda, camminare con il sole alle spalle e guardare la mia ombra così sinuosa così perfetta, il cioccolato fondente, i BaciPerugina, l'estathè, la luna, le fate, il suono del sax e quello del violino, i girasoli, le orchidee, le rose, le margherite, girare per i mercatini, i mollettoni e bastoncini per legare i capelli, il fumo della sigaretta, il budino, tutto ciò che ha il sapore di mandorle e amaretto, le passioni che nascono senza chiedere niente a nessuno, il mondo gay, mettermi in gioco, vivere la notte, rischiare, leggere, scrivere "vivo per scrivere e scrivo per vivere", disegnare, dipingere, piangere, ridere, le favole, le leggende, la magia, Milo Manara, Luca Enoch, Louis Rojo, conservare gli sms toccanti e rileggerli, gli abbracci eterni, i sorrisi sinceri, i baci sulla schiena, le coccole, le candele, i posacenere dalle forme buffe, viaggiare anche solo con la mente, il profumo della pelle, i vampiri, l'astrologia, i sexy shop, le bolle di sapone, le forme tonde, creare collage con pubblicità forbici e colla, guardare la luna e le stelle, esprimere desideri sulle stelle cadenti, dormire nuda, vedere felici le persone che amo, gli smalti color pastello e perlati, i bracciali e le collanine in legno e in argento, il mio piercing alla lingua, le mie tette, i vestiti di due taglie più grandi, i pantaloni larghi, le scarpe da basket e quelle con i tacchi alti, i lucidalabbra, l'intimo rigorosamente nero o colorato mai bianco, le calze a righe, fare massaggi, scrivere il diario, sottolineare con l'evidenziatore le parti migliori di ogni libro che leggo, svegliarmi e vedere il sole...

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* SOUND *

Sono una purista dell'hip hop, quello vecchio, quello Vero, quello che purtroppo nn esiste più se non nei solchi dei dischi e nelle tracce dei cd che quelli come me conservano gelosamente e ascoltano e riascoltano all'infinito... Con gli anni ho imparato a non fossilizzarmi su un solo genere, anche se questo resta il mio grande amore per la vita, soprattutto perchè a una certa sono finiti i dischi... quindi oggi spazio parecchio... amo ascoltare tutto quello che mi provoca un brivido e/o un'emozione...non importa che sia per la vita o per una manciata di minuti...quella vibra non va sprecata... e per non fare torto a nessuno, rigorosamente in ordine alfabetico.. o quasi..

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* CREDITI *

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IMPERFETTA. Un'artista geniale. In tutto quello che faccio. Ho scelto la pillola rossa. Ho scelto la libertà. Ho scelto di vivere come cazzo mi pare. Ho scelto di essere me stessa. Sempre. A qualsiasi costo. Quindi, se sei l'ennesimo segaiolo che si arrapa con il mio avatar e con le foto sulla mia pagina, evita di lasciarmi pvt minchioni in cui mi riempi di complimenti più o meno pietosi (e che tu credi arrapanti) perchè tanto è tampo perso, non ti rispondo, soprattutto se non hai un blog e ti sei iscritto a splinder solo per rimediare una scopata più o meno virtuale. Ho una vita da vivere e per quanto mi riguarda non mi frega un'emerita minchia essere l'oggetto delle tue tristi seghe davanti ad un monitor. Sono FIERA del mio carattere IMPOSSIBILE. Ah, ho il vaffanculo facile, quindi se non hai niente di intelligente e/o curioso da dire, gira alla larga. QUESTA SONO IO... mi prendi a scatola chiusa... prendere o lasciare... NON ACCETTO COMPROMESSI.



Max Zizza















































* DISCLAIMER *

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Quindi non scassate la minchia.

* VIVA GLI SPOSI *


TEAR ha SVARIONATO giovedì, 01 maggio 2008,
alle 16:32

RESOCONTO DEL WEEKEND

Dal Mio Diario Cartaceo:

Venerdì 25 aprile 2008
Roma Termini
Binario 20
1^ panchina a destra
Time 10.15 a.m.

Oggi è il compleanno dell’Avvocato.
Tanti Auguri, Tesoro.
Il treno è fra 3 ore e mezza. Il primo disponibile.
Cheppalle.
Sto seduta sulla panchina del binario a scrivere.
Arrivo in stazione alle 9, con la metro.
Cerco un treno, il primo è alle 9.40.
Disponibilità dei posti esaurita. Cazzo.
Quello successivo è alle 11.45.
Disponibilità dei posti esaurita. Cazzo cazzo.
E intanto Gianna mi urla nelle orecchie
“siamo noi la california, siamo noi la libertà, quanto fiato nella gola, sangue fragole e realtà”.
Treno successivo ore 13.46.
Ultimi 3 posti disponibili. Vuoi comprare il biglietto? Si.
9,80 Euro di resto in monete da 50 centesimi.
Cazzo cazzo cazzo.
Penso a quale bar andare, qua si sprecano.
Decido per l’Autogrill che mi dà sempre la sensazione di essere in autostrada  e ordino un caffè perdendomi a guardare il culo della ragazza al bancone.
“fammi l’amore, forte sempre più forte come fosse l’america”
Entro in libreria.
Tante copertine attirano la mia attenzione, leggo svogliata qualche 4^ di copertina e riposizioni i libri esattamente dove li ho presi. Evito accuratamente di scendere al piano inferiore per non rischiare di lasciarmi andare alla tentazione di comprare l’ennesima valigiata di libri sulle energie dei pianeti, dell’astrologia karmika e arcani maggiori. Faccio girare su se stessi gli alti espositori dei biglietti di auguri, ce ne sono di bellissimi ma decisamente fuori luogo per ciò che serve a me. Ne prendo uno per il matrimonio di Marco e uno molto bello con un calice di vino rosso per il compleanno dell’Avvocato. I regali sono qui con me.
Esco dalla libreria con una voglia enorme di scrivere.
Cammino a testa alta in mezzo alla gente nascosta dietro gli occhiali scuri, trolley rosa e borsa nera mentre Ragazzo dell’Europa mi esplode nelle orecchie.
“tu che prendi a calci la notte, bevi fiumi di vodka e poi ti infili i miei jeans, tu cominci sempre qualcosa poi mi lasci sospesa e non parli di te”
Compro una bottiglia d’acqua e cerco un negozio che abbia un quaderno, o un block notes, o qualcosa su cui scrivere. Alla peggio scendo al supermercato sotto e compro un rotolo di carta igienica.
L’agenda l’ho lasciata volutamente a casa ma voglio scrivere.
Devo scrivere.
Scendo le scale mobili, cammino in mezzo a folle di turisti che solo Termini può gestire e vado a colpo sicuro verso un tabaccaio che vende qualsiasi tipo di minchiata per turisti. L’unico che può avere un quaderno o un block notes. Li ha entrambi. Scelgo questo con la copertina arancione, la spirale di lato e i fogli con i buchi che si possono staccare. E già che sono lì metto in conto anche una penna rosa con l’inchiostro a gel. Peccato che non ci sia viola. Pago e prima di uscire resto appesa al sorriso della commessa che mi smuove qualcosa dentro lo stomaco.
Varco la porta per uscire e già mi sono dimenticata dei suoi occhi ma ho il mio tesoro a righe tra le mani. Odio scrivere sui quadretti. E mentre mi avvio verso il tabellone degli orari Ragazzo dell’Europa ancora scoppia a rotazione nelle mie orecchie
“tu che fai l’amore selvaggio, trovi sempre un passaggio per andare più in là, viaggi con quell’aria precaria sembri quasi un poeta dentro ai tuoi boulevard”
Mi passa accanto una ragazza con il trolley come il mio.
Cazzo. Non mi piace ‘sta cosa.
Odio vedere qualcuno che ha qualcosa che ho pure io.
Scarpe, valigie, maglie.
No. Voglio l’esclusiva su quello che ho.
La solita pretenziosa del cazzo.
Mi avvio al binario mentre tolgo il repeat all’IPod e lascio che GiannaBest si rincorra in modalità casuale. Alzo gli occhi su uno dei milioni di schermi LG che popolano Termini mentre passa la pubblicità di Sky.
Sorrido. Mi siedo e scrivo. L’aria mi punge la gola scoperta mentre le note di un piano entrano nella mia testa
“non è così che passa in fretta, questa dolce malattia, mi butterei da quella stella, spenta di malinconia. In questa urgenza di vivere, e furia di sentire, so di esistere. Notti senza cuore, da non aver pietà, a parlare agli angeli qualcuno sentirà, notti senza nome da far tremare il cielo, dove c’è una via d’uscita che trascina via da qui”.
Arriva un treno sul binario completamente dipinto.
Strano. Ultimamente se ne vedono pochi, rispetto a quando dipingevo io.
Quelli sì che erano bei tempi… sposto il pensiero da un’altra parte, a forza, che se mi perdo nei pensieri del passato poi divento malinconica, troppo, e non mi va.
Non adesso.
Oggi sto discretamente bene, quindi voglio tenere la testa leggera e serena. Prendo un caffè dalla macchinetta self-service con il solo scopo di godermi meglio la sigaretta che lo seguirà. Aspiro in silenzio guardandomi attorno.Amo le stazioni, da sempre, sono un grande amore fin da piccola.
Questo senso di leggera gioia che mi pervade quando sto seduta lungo un binario è qualcosa di indescrivibile. A rompere la mia atmosfera di gioia è una signora con due bambini e due cani.
Minchia, sembra un circo.
Già i bambini io li odio, accompagnati da due cani così brutti che è difficile da trovare è ancora peggio. Le vocine stridule dei mostriciattoli mi obbligano ad alzare ancora il volume dell’IPod per non sentirli e mi metto a scrivere il biglietto per Marco e Elisa. Quando la mamma non guarda nella mia direzione getto occhiate di odio ai mostriciattoli mentre la mia Giannina urla nelle cuffie e mi fa venire un brivido che parte dalle orecchie e finisce dritto nello stomaco.
"aria ritornerò nell’aria che mi porta via dalla vita mia, aria mi lascerà nell’aria…abbracciami nell’aria”
Sullo schermo passa ancora la pubblicità di Sky.
E sorrido nuovamente.
Manca ancora un’ora e mezza al treno. 90 minuti. Una partita di calcio. Quante cose potrebbero succedere in un’ora e mezza. Di sicuro, però, non a me che non ho intenzione, voglia né motivo di schiodare il culo da questa panchina. Speriamo solo che all’ultimo minuto non decidano di cambiare il binario. Sai che rodimento?
Mi aspettano 6 ore di treno.
Prima tappa: casa di mamma. Ma solo per una notte, domani altra tappa, matrimonio di Marco e la sera terza tappa: Milano. Domenica probabilmente quarta tappa: Bergamo. Poi nuovamente Milano e infine Roma. Se riesco a rientrare viva domenica sera sarà un mezzo miracolo.
Minchia, sembra una caccia al tesoro.
Approfitto dell’essere “al nord” per andare da VanaDio che non vedo dal mio compleanno e ho proprio voglia di farmi 2 risate con lui e – soprattutto – una bella bevuta insieme.
In mancanza di un weekend come-dico-io con chi-dico-io a base di sesso, droga e alcool, mi stordirò i sensi insieme al buon vecchio Dio.
Ieri sera c’era un messaggio su msn: perché non vieni a trovarmi domenica?
Uao.
L’ho riletto più di una volta per non pensare di essermi sbagliata.
Fosse per me andrei già domani sera ma credo che passerà la notte a festeggiare, quindi meglio vederci domenica. Così gli darò anche il regalo. Accompagnato dal biglietto con l’immagine del calice di vino rosso.
“voglio il tuo profumo, voglio il tuo profumo, dammi tutto il tuo sapore, no ti prego, no, non ti asciugare se nella notte hai ancora un brivido animale…sai di vento, sai di te…”
Alzo gli occhi. Ancora il monitor. Ancora Sky. Ancora un sorriso.
Il sole sembra essersi fatto più caldo, più bello e più luminoso.
O forse è solo una mia impressione?
Ancora un’ora. Accendo un’altra sigaretta. L’ennesima ormai.
Ripongo tutto nella borsa, appoggio la schiena al muro e mi godo questo sole meraviglioso che invade la Capitale.
Si, oggi è decisamente una bella giornata.
Il treno è deserto, arriva con mezz’ora di anticipo ma salgo subito, ho il culo quadrato a forza di stare seduta sulla panchina di marmo.
Carrozza 9. Posto 53.
Scompartimento vuoto. Che gioia.
Ciao mamma, parto tra mezz’ora, arrivo alle ottoeunquarto.
Sale un ragazzo, non avrà più di 25 anni ma ha un sorriso che stende. Peccato per la parlata romanaccia. E’ della lazio. Bleah. Però è simpatico. Si chiacchiera ininterrottamente fino a Genova.
Lui è arrivato a destinazione, io ho ancora un treno da prendere.
E’ solo il secondo di una lunga serie che mi aspetta.
Cerca i suoi amici, mi tira per un braccio e me li presenta.
Uno. Due. Tre.
Non mi ricordo né nomi né facce.
Baci e abbracci sul binario di Piazza Principe.
Scendo le scale. Ancora scale. Ancora binari.
Arriva il treno. Regionale. Verso mamma.
Mammina mia aspettami, sto arrivando.
Bellissima come sempre, con il piumino bianco che mi aspetta al binario.
Mica come mio padre che quando vado a trovarlo mi aspetta fuori dalla stazione.
E’ bello che ci sia qualcuno ad aspettarti quando scendi dal treno.
Abbraccio. Forte. Caldo. Come solo mamma sa fare.
Odio questo posto, lo sai vero, mamma?
Se non fosse per te non ci metterei più piede.
Andiamo a casa, non mi va di fare un passo in più su queste strade.
Ogni volta che torno qua sento dentro tutta la voglia che mi ha spinto ad andarmene. Una forza incontrollabile che mi dice tutt’oggi: scappa.
Chiudo gli occhi e respiro l’aria umida di questa sera piemontese.
Il profumo mi invade appena aperta la porta.
Com’è che l’odore di mamma è unico al mondo?
Il mio disegno grande quanto la parete dell’ingresso è ancora lì appeso, porta una data: 1996.
Mi fermo a leggere il “dedicated to” che scrissi tanti anni fa.
Nomi che avevo dimenticato, persone che chissà che fine hanno fatto.
I colori però resistono. Luminosi e brillanti. E così pure la tag. Che stile!
Ceniamo e finalmente il compagno di mamma si leva dai coglioni.
All’inizio mi era simpatico. Oggi mi sta decisamente sulle palle. Ma se piace a mamma, allora va bene, posso anche sopportarlo. Faccio come se non ci fosse. Finalmente sole. Io e te. Devo fare ancora tante cose, mi sa che stanotte non si dorme. Scrivo il biglietto per l’Avvocato mentre mamma prepara il caffè “ne avremo bisogno”, dice “qua si fa lunga” e sorride come solo lei sa fare.
Mi manchi, mamma, lo sai?
Assaporo ogni minuto insieme e ne faccio tesoro per quando mi sento sola e tu sei lontana.
Faccio le prove con il vestito per domani, mamma insiste a voler stirare tutto ancora una volta e la lascio fare.
Piccolezze quotidiane che non vivo da troppo tempo.
Si fanno le 3. Sto crollando dal sonno. Buonanotte.
La sveglia è alle 5.30.
Che sonno.
Voliamo in stazione.
Saluto mamma al binario. Baci e abbracci.
Lo so, siamo state insieme colo poche ore ma ogni volta che ti vedo è una gioia.
Non vorrei già dover ripartire. Ti amo, mamma, lo sai, si?
Regionale per xxxxx xxxxx.
Sono secoli che non faccio questa tratta.
10 anni per la precisione. Da quando sono andata via.
Partenza.
Prima fermata: xxxxxx.
Dietro casa mia. Quella che è stata la mia casa per 20 anni.
Quella dove sono cresciuta. Quella da dove sono scappata.
Guardo fuori dal finestrino.
Quanti ricordi.
La strada che costeggia i binari.
Piacevole scoperta vedere che esiste ancora.
Sorrido, anche senza pubblicità di Sky.
Rallenta per la fermata.
La casa che è  sempre stata in costruzione è finita.
E’ rosa. E’ brutta.
Era più bella durante gli anni dei lavori in corso che non finivano mai.
Era bello entrarci di nascosto con Eleonora a caccia di fantasmi.
Il campo da calcetto è ancora lì. L’erba che ricordavo folta e verde è sparita lasciando posto alla terra nuda. Le porte sono senza rete e il bianco laccato è ormai arrugginito.
Un solo binario. Da sempre. Classico dei paesini.
E i miei sogni di bambina seduta su quel marciapiede agognando la libertà che volevo avere a tutti i costi e sognavo con tutta l’anima.
Posso ancora vederla lì seduta per terra quella ragazzina con gli occhi grandi e scuri e i capelli lunghi colorati che sogna di salire sul treno per la libertà.
Il treno per la vita.
Questa mia terra è piena di ricordi, radicati in me, che mi fanno piangere.
Ingoio lacrime che sanno di malinconia “e sotto le ciglia piove già”
Ma oggi è un giorno di festa, niente pensieri tristi, niente malinconia. Tra 4 ore Marco e Elisa si sposano. Bisogna essere allegri.
Il treno ferma in stazione. Una stazione fantasma visto che sono almeno 25 anni che non c’è più nemmeno la biglietteria.
L’occhio vola veloce alla pensilina accanto.
Lo cerco. So che è lì. Deve esserci. E’ lì dal 1992.
Una pugnalata al cuore. Lo hanno cancellato.
Guardo meglio i particolari, oltre al pezzo rosso e nero che troneggia su quel muro. Pezzo nuovo, non avrà più di un anno. Sicuro. Ma sotto la vernice giallina delle FS ancora si vedono i tratti neri della mia tag e l’outline ancora si intravede.
Il mio primo pezzo.
Da lì è iniziato tutto.
E oggi è ancora lì, anche se hanno provato a cancellarlo, a coprirlo…
Seconda fermata, ne mancano ancora due.
Terza fermata, ne manca ancora una.
Quarta fermata: xxxxx xxxxx.
Scendo. Stesso cielo coperto, stessa sensazione allo stomaco. Che mi succede? Non è nostalgia. E’ voglia di vivere. Ma lontano da qui. Lontano, via, il più veloce possibile. Compro le pile per la digitale, sento la mia voce come se fossi fuori da me stessa e colgo la cadenza romana. Tutti dentro il bar si voltano a guardarmi. Manco fossi un alieno. Operai che stanno andando al lavoro, macchinisti delle FS, anziani a spasso. Non c’è una donna che sia una. Arrossisco dentro che per fortuna fuori non si vede e sorrido al barista. Mi offre un caffè. Accetto, ovvio. Gli sorrido ancora. Per educazione. Lui sorride alla mia scollatura. Lo fulmino con lo sguardo. Bevo d’un sorso il caffè, ringrazio e esco.
Via. Da. Qui. Subito.
Sta arrivando il treno.
Giusto due tiri alla sigaretta e di nuovo in carrozza.
Ho dormito meno di tre ore stanotte e ho un discreto sonno e delle discrete occhiaie.
Domani vedrò l’Avvocato. Finalmente.
Sorrido con un brivido alla schiena. “meravigliosa creatura, un bacio lento, meravigliosa paura di averti accanto…occhi di sole mi bruciano in mezzo al cuore, amo la vita, meravigliosa”
Il treno prende velocità, scenari sempre uguali, uno dopo l’altro. Passo sopra casa della nonna. Ehi, nonna, ciao! Sono qui. Istintivamente metto una mano sul vetro a palmo aperto. Cinque dita. Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque.
Quando avevo tre anni andavo in giro per casa ripetendolo come un mantra.
Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Lo ripetevo a oltranza.
E a quattro ho iniziato a leggere e a scrivere.
A quattro e mezzo facevo entrambe le cose correntemente.
E facevo la radio. Oh, si. Il sogno di una vita fare la speaker in radio.
Ma questa è un’altra storia.
Chiudo il quaderno e alzo il volume dell’IPod.
“Lascia che sia la sera, a spargersi nei viali, mentre mi volto indietro e svuoto una valigia…”
E’ ora di scendere.
Il treno fischia quando ferma nella stazione di xxxxxxxxxxx.
Cerco l’altro treno che devo prendere. Parte tra tre minuti.
Salgo al volo andando a culo. Non ci sono indicazioni al binario e spero sia il treno giusto. “Scusa…è il treno per xxxxxxx?” Chiedo al ragazzo seduto due sedili avanti a me, l’unico in tutta la carrozza. Conferma. Scoprirò tra poco che abbiamo la stessa destinazione. Scende lui, scendo io.
Chiamo Antonio che non ho mai visto ma che sarà il mio punto di riferimento per tutta la giornata.
Fra 90 invitati alle nozze.
Sconosciuti.
Ne conoscessi uno.
Lo riconosco subito, è identico a Marco.
Presentazioni e riecco il tipo del treno. Me lo presenta Antonio.
Ma chi è? Io lo conosco. Ne sono sicura.
Ma non riesco a collocarlo in nessuno spazio-tempo.
Non so in quale delle tante vita l’ho conosciuto.
Prossima destinazione: casa di Marco.
In macchina con Antonio ci accompagna Kaos che esce dalle casse insieme a mille discorsi, parole e risate. Mi sembra di conoscerlo da sempre, a volte rischio di confondermi credendo che ci sia Marco seduto accanto a me. Si parla di musica come non capita da secoli, con qualcuno che ha la conoscenza. Che manca a troppa gente. Gli parlo del progetto Randagiu Sardo, ascoltiamo Quilo dall’IPod e ci perdiamo in discorsi musicasi. Che piacere.
Arriviamo. Scendiamo.Un abbraccio fortissimo con Marco.
Da quanto tempo non ci vediamo?
Rimaniamo soli, mi fa vedere lo studio, mi racconta dei progetti musicosi, parliamo del passato, di persone che non ci sono più e costruiamo un lenzuolo di speranze e sogni per il futuro. Il suo inizia oggi.
Sono felice. Per lui. Per lei.
Per me che assaporerò un sorso di felicità anche se attraverso la vita di qualcun altro. Con loro. Non sarei mai potuta mancare.
Gli do’ il mio regalo e gli consiglio di portarlo con loro questa notte…
Si fa tardi, è ora di prepararsi. Completo gessato, camicia bianca, adidas nere.
Come Antonio.
Come lo sposo.
Fantastico.
Mi trucco nel suo bagno, sono già a casa mia. Stiro i capelli mentre sua mamma mi sistema il colletto della camicia come solo le mani di una mamma sanno fare.
Mi sorride.
Le sorrido.
Penso a Sky.
Sorrido ancora.
Il fotografo è in ritardo.
Marco si agita.
Noi lo pigliamo per il culo. Gatto compreso.
Faccio foto stupide con Antonio e si parte.
Davanti alla chiesa mi defilo, non conosco nessuno e nessuno si accorge di me che dietro agli occhiali scuri mi perdo a contemplare la bellezza che può avere un paese così piccolo. Quando scappi da una realtà come questa e cerchi riparo per la tua anima e lo trovi tra la folla di Roma, resti poi senza fiato quando ti ci ritrovi dentro e ti fermi a guardarti intorno.
Una bellezza.
Ho un nodo allo stomaco. Ma perchè?
Cristo, possibile che mi senta sempre a disagio dovunque vado?
Il mio solito senso di inadeguatezza.
Mi odio da sola. E’ sempre la stessa storia.
Sono senza speranza.
Il nodo si allenta un pochino quando marco mi presenta Tiziana. Una quarantenne che ne dimostra 25, con alle spalle un passato che pare aver vissuto 12 vite, la passione per Marilyn Manson e Hello Kitty.
Che personaggio.
Una salvezza per me. Che piacere la sua compagnia.
Arriva la sposa.
Sei bellissima, Elisa. Da quale favola sei uscita?
Corri, tesoro, corri verso quell’altare, il tuo principe ti aspetta.
Sta a tremila e ti ama più della sua vita.
Oggi è in scena una favola e tu sei la protagonista, non c’è nessun rospo da baciare perché il tuo principe azzurro lo hai già trovato.
Ai rospi da baciare ci penserò io. Tu non pensare a niente.
Oggi inizia tutto e tu sei bellissima, da togliere il fiato.
Scatto foto e cerco di non pensare a niente.
Ultima fila con Tiziana. Sfrontate come nessuno chiacchieriamo ininterrottamente per tutta la messa, ci azzittiamo solo allo scambio degli anelli.
La voce di Marco mi entra nel cervello e precipita giù nello stomaco.
Brividi.
E’ fatta. Siete marito e moglie.
Bacio. Applausi. Foto.
Foto foto foto.
Usciamo prima di tutti con la voglia di nicotina e prendiamo i fiori freschi dalle panche. Escono tutti, restano indietro solo gli sposi per le foto di rito. Antonio esce a cercarmi, Marco mi vuole dentro per le foto.
Io?
Bacio la sposa. Prima di tutti gli altri.
Mi tremano le ginocchia davanti all’altare in mezzo a loro.
Rimango indietro e registro la loro uscita. Peccato che così non riesco a tirare il riso. Continuo la ripresa fino ai saluti degli invitati.
Sempre defilata.
Perdo Tiziana in tutto quel casino ma ritrovo Antonio.
Ancoriamo il fiocco bianco sulla macchina e si parte.
Il sole è alto, il corteo strombazza mentre i fiocchi bianchi svolazzano al vento dalle antenne. Finestrini abbassati, l’hip hop pompa nelle casse e i miei occhi godono della visione di campi fioriti sconfinati.
Aperitivo in piedi, sigarette che si sprecano e gli sposi che si fanno attendere per un’ora e mezza, persi a fare le foto chissà dove.
I tavoli hanno un nome.
Che figata, i tavoli a tema.
Cerco il mio sul tabellone: tavolo HH.
Sorrido.
Dove altro poteva mettermi?
Grazie Marco.
Tiziana è seduta davanti a me con accanto il su fidanzato. Poi Miriam, quella pazza della nipote di Marco. Per questo pomeriggio sarà la sorellina che non ho mai avuto. In compenso la sua sorellina potrebbe essere mia figlia. Un terremoto di quattro anni. Stupenda. Stranamente non la odio come succede con tutti i bambini. Sempre. Antonio seduto accanto a me, poi i breakers e il dj.
Grazie Marco.
Il pranzo finisce alle sette di sera tra i breakers che ballano, menù squisito, torta deliziosa (per la gioia mia, di Tiziana e di Miriam che non aspettiamo altro per tutto il giorno), animatore divertente, vecchi che ballano il liscio, bambini che scorazzano per i tavoli e corrono dentro e fuori dal ristorante, chiacchiere, vino, sigarette, foto. Mi defilo spesso e volentieri, chiacchiero e rido con tutti ma il nodo è sempre lì, nello stomaco.
Mi sento sola.
Che ci faccio io qua?
In mezzo a 90 sconosciuti che si conoscono pressoché tutti.
Perdipiù in tailleur, truccata e pettinata?
Guardo in fondo alla sala e trovo la risposta.
Loro sono la mia risposta.
Sono qui per il matrimonio di due amici che adoro, è la loro festa e io sono solo un’egoista del cazzo che penso alle mie paturnie. Mi obbligo a chiudere il cassetto del mio cervello con dentro i miei cazzi e mi concentro su di loro. Le chiacchiere e il vino mi tengono la testa impegnata.
Ancora foto.
Bomboniere.
Saluti.
Sorrisi (qualcuno anche finto…vi ho sgamato “amici” degli sposi che non vedete l’ora di andarvene), baci e saluti assortiti.
Resto l’ultima a fare la foto di rito e una volta andati via anche i fotografi, rimango solo io con gli sposi, Antonio e i genitori di Marco. Per un momento mi sembra di fare parte della famiglia. Mi piace questa cosa. Da morire.
Li abbraccio tutti, forte forte e prima di ripartire mi cambio. Fuori dalla macchina di Antonio, sticazzi se qualcuno mi vede.
Andiamo in stazione, mi aspetta un altro treno.
Destinazione: Milano.
Il treno sta partendo in quel momento, opto per quello successivo, tra quasi due ore. Vado con Antonio a casa sua.
Mettiamo su un dvd hiphoppistico troppo stiloso mentre lui si cambia e io mi spalmo sul divano.
Non mi alzerei più.
Come si sta bene qua.
Discorsi a fiumi, consigli di siti, dischi, immagini e cazzeggio sfrenato.
Ma com’è che è già ora di ripartire?
Non mi va di mollare tutto qua così, ci sono discorsi iniziati da finire, cazzeggio da portare avanti.
Ma VanaDio mi aspetta a Milano e ci sono ancora un sacco di cose da fare prima di rientrare a Roma.
Abbraccio Antonio davanti al treno.
Non ho parole per ringraziarlo abbastanza per tutto.
Vorrei dirgli tante cose ma mi esce solo un “grazie”.
Di cuore.
Il treno parte, sono a Milano alle 23.30. Dio è fuori dalla stazione che mi aspetta.
Che bello rivederti, dopo tanto tempo.
Dove andiamo a bere?
Il locale è proprio figo. Saluto un tizio che non conosco, è un amico di Dio. Scarabocchio dati inventati sulla tessera che mi fanno compilare e ordiniamo da bere. Una volta. Due volte. Bei bicchieri. Quasi quasi me li porto a casa.
Mangio la frutta succhiandola dalle dita di Dio, butto giù l’alcool alla velocità della luce e sono già cotta.
Complice la stanchezza, il vino del matrimonio, l’atmosfera che mi piace da morire. Usciamo con i bicchieri in mano.
Finestrini abbassati, la testa stranamente leggera.
Finalmente.
Elio e le storie tese ci accompagnano a casa.
Ti piace la pioggia?
Ed è già domenica mattina.
Che stanchezza.
Caffè, spremuta d’arancia e frutta fresca. Erano secoli che nessuno mi preparava la colazione. Torniamo a morire a letto. Il vicino di fronte spia dentro casa, mi metto nuda alla finestra apposta.
Si fa tardi, devo andare dall’Avvocato. Usciamo di casa all’ora in cui parte il treno.
Mi cambio fuori dalla macchina. Un’altra volta. Sta diventando il mio sport preferito. E’ che la notte siamo saliti in casa e abbiamo lasciato tutto lì.
C’è un parco meraviglioso dietro casa.
Che voglia di perdermici.
Camminare scalza sull’erba e poi buttarmi al sole e dimenticarmi del resto del mondo. Ma devo fare ancora una cosa.
Ho troppa voglia di vederlo.
Anche se sarà per poco.
Devo vederlo.
Se non lo vedo mi sento male.
Il cuore mi si ferma per un attimo.
Bello come sempre.
Con il suo sorriso sfacciato e i capelli spettinati.
Mi sei mancato.
Peccato avere poco tempo.
Assaporo ogni secondo e ne faccio tesoro, ma ho un treno da prendere.
Un altro. L’ennesimo.
Devo rientrare prima di domani.
Un ultimo bacio veloce e sono già sull’eurostar per Roma.
Nemmeno il tempo di rendermene conto.
Quante cose sono successe.
Devo ancora metabolizzare tutto.
Riordinare i pensieri.
Mi perdo tra gli sms, i pensieri che corrono veloci e si accavallano, e un sorriso ebete mi si stampa in viso.
Veronica e Leo sono a prendermi a Termini.
Bentornata a casa.

VIVA GLI SPOSI



in: amore, amicizia, auguri, attimi

Se Volete Dire La Vostra...
Commenti
#1   01 Maggio 2008 - 18:41
 
Sul nostro Matrimonio potresti scriverci un libro!!!
Marco ed Elisa...
...GRAZIE!!!
utente anonimo

#2   02 Maggio 2008 - 09:43
 
Non ho parole e come averne io non sono uno che legge tanto ma non riuscivo a staccarmi.
Hai tutta la mia ammirazione e rispetto continua cosi!
Antonio....ah una cosa grazie ha te per la giornata del 26 aprile.........
utente anonimo

#3   02 Maggio 2008 - 14:32
 
nn ho tempo a leggere tutto...ma mi pare di aver capito ke 6 passata in zona...e come al solito nn mi hai detto un kazzo. Grazie. Un bacio.
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#4   02 Maggio 2008 - 15:30
 
questa volta non posso davvero dire nulla... hai detto tutto tu! :-)
Complimenti per il matrimonio e il lungo racconto... mi è sembrato di averlo visto anche io! :-)
Buon venerdì!
:-*
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#5   02 Maggio 2008 - 18:54
 
Bè è stata una bella vacanza senza incazzature, tutto è filato liscio e festoso. Cosa vuoi di più dalla vita?
Ciao e auguri.
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#6   03 Maggio 2008 - 10:08
 
Dolce trillo, dolce "squillo".
utente anonimo

#7   03 Maggio 2008 - 10:12
 
Dovrai rifletterci un pò, sulla battuta qui sotto, non siamo così che tu ci arrivi nell'immediato. Ma con un pò di sforzo...
utente anonimo

#8   04 Maggio 2008 - 13:23
 
Uhm... già il fatto che sia anonimo e per di più segnato con il mio blog... ma sloggato, ovviamente, visto che nessuno ha accesso al blog... mah... sinceramente non capisco la battuta...
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#9   12 Maggio 2008 - 15:15
 
Mi hai commosso, in particolar modo quando parli di tua madre!Ti voglio bene!
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#10   16 Maggio 2008 - 13:24
 
Letto d'un fiato. Piaciuto.
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#11   28 Maggio 2008 - 00:05
 
buona serata
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#12   25 Luglio 2008 - 00:47
 
felice notte
giulia
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Commenti
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